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Novità EUR 18
  • A TE, LETTORE. Sì, ce la farai. E ce la faresti anche senza questo mio avvertimento, questa presentazione. Tra poche righe sarò più chiaro. Ora voglio che tu sappia perché ti sto scrivendo: mi ha invitato a farlo Cosimo Nucera. Me l’ha chiesto sapendo che io avrei detto subito di sì, ringraziandolo. Me l’ha chiesto perché mi ha annusato, guardato, ascoltato ascoltare, sentito, toccato. E ha detto: vai! Ed eccomi qui – proprio come te – sui sentieri della Parola di Cosimo

    Nucera da Policoro, Mare Mediterraneo. Eccomi qui all’origine della Parola. Le vado incontro o mi viene incontro? Sono un viandante o sto respirando il racconto d’un viandante? Sto accogliendo o vengo accolto? … Il grido, il brusìo, il soffio, il barrito, il ringhio, il battito, lo sciacquìo, il passo, il tuono, il lamento, il ghigno, il brivido, lo stolzo, il fruscìo, lo striscio, il richiamo materno, il silenzio, il suono… tutto è senso, tutto è simbolo, tutto è linguaggio,

    tutto è significante. È il bambino che esce dalla Madre Terra ed entra nel mondo. È Yhwh Parola di Dio, significante del significante. … andare notte scritto auguries autumn parole anima I might fuggi fino in fondo come stavamo ritorno freddo foglie what’s senso p mirlitonnades ancora spine long abito via… Ma dal sonno di quale Dio fuggi? Che lo foglie piovono già lo sapevi l’io non cresce di tempo e la notte non s’addice al sognare

    Cosimo Nucera La notte fiuta l’alba

EUR 10
  • PREFAZIONE Tutto comincia con quella telefonata nel tardo autunno scorso,in un pomeriggio corto. “Sono Caio Pezzola, vorrei chiederti un aiuto, un consiglio...Ho scritto delle poesie che già vivono a colori sul Web”. Un’altra trappola, mi sono detto. Ascolto due poeti alla settimana ed io stesso sono convinto di essere Dante. Conosco la malattia. Caio precisa che sono poesie in inglese ed io mi sento libero: “Bravo, complimenti. Però di inglese io non so

    niente, conosco l’inglese di Celentano, ecco....”. Lui mi insegue come sa fare, appoggia le parole, prende una pausa, quindi accelera, poi rallenta. Fa così Caio, e in mezzo ci mette una battuta. Ora Caio affonda: “No, ti chiedevo un consiglio per tradurle in dialetto. Mia mamma mi ha detto che sono matto. Semmai prima in italiano...”. Concordo con Franca: “Ha ragione tua mamma, prima in italiano e se proprio proprio, alla fine, ti suicidi col

    dialetto. Comunque vediamoci...”. Due tre volte la settimana, due ore per volta, a casa mia, abbiamo lottato parola dopo parola, confrontando storie, sentimenti, vicende, abbiamo riso, sorriso, ci siamo commossi. Ogni tanto sequestravamo un amico, lo sottoponevamo all’ascolto e quello, povero Cristo, ha sempre detto sotto la tortura del proprio pudore, che si trattava di opera geniale. Per forza. Dal primo incontro abbiamo estratto le nostre parole, anzi la nostra

    anima in sillabe, vocali e consonanti. Caio si è sottoposto alla prova della verità: se fosse riuscito ad essere sempre sincero con se stesso sarebbe arrivato alla fine, cioè nudo alla meta, poichè pensare, scrivere, pubblicare e presentare un libro di poesie è assumersi l’irresponsabilità di parlare ad alta voce, di aprirsi e privarsi di freni inibitori. Anche da qui deriva una parte di titolo, l’acrobazia. L’inizio degli inizi si ispira ad una fotografia presa

    in prestito dal Web. Dall’inglese all’italiano non è stata una traduzione e non è stata un’altra poesia. Si è operato a cuore aperto, preso il cuore di Caio in inglese e portato sul corpo italiano. Non trapianto, lo stesso cuore con un’altra lingua, la propria lingua. Il carattere sentimentale di Caio è uscito in pieno, coi suoi valori così intrisi di tradizione e così proiettati nel labirinto di un futuro che gli appartiene, di sogno e di dubbio, di canto per

    i propri cari e timore di perderli, di una prorompente curiosità per i sensi della terra in ogni sua forma. Caio Pezzola certe volte è più vecchio e certe volte più giovane. Quando pensa al passato prende un bel po’ di anni e se scruta l’orizzonte allora si fa ragazzo, di più, bambino. Scrive bene, è armonico, controlla il verso e la realtà e se procede fuori dalla regola, allora sceglie una rima per soddisfare la follia di una gioia esplosa

    all’improvviso. La sua poesia è buona, non buonista, parla con i morti, viaggia in stanze e città vuote, comprende l’attesa, vola in alto e piomba senza paracadute verso il sedile di un calcinculo che non lascerà mai. Infine, il dialetto. Ci siamo impietriti e divertiti a perdere venti poesie in un zac, per l’errore di battitura sul mio computer scassato e in un giorno e mezzo le abbiamo riprese, una per una, come le pecore che scappano dalla stalla. Ma non erano

    più le stesse. Siamo stati derubati di “venti-pecore poesie” e abbiamo rubato ad altri, chissà a chi, altre “venti pecore-poesie”. Giampaolo Bono ci ha sistemato gli accenti ed è testimone della sparizione delle prime venti poesie avvenuta nella sua casa gentile. Ora siamo qui e questa esperienza di mezzo anno ci ha regalato un’amicizia di cui sentiamo la bellezza appena incrociamo la nostra voce e scherziamo con sguardi, ricordi e illusioni orceane. Amici

    lettori, abbiate pietà. Tonino Zana

    Caio Pezzola Il finto acrobata

EUR 10
  • Marco Mastrosanti Parole da toccare

    Marco Mastrosanti Parole da toccare